Sottotitolo:
“perché dal divano prendo gli spifferi”.
36.9 è febbre?
Sono sotto effetto di farmaci potentissimi quali BENAGOL e TACHIPIRINA, roba
che ti stronca l’integrità morale proprio, perciò mi era venuta una mezza idea
di parlare di cinquantenni sessualmente frustrate in questo post.
Il punto è che chiudono la libreria Edison, in piazza della Repubblica, a
quanto pare per costruirci un Apple store. In vista della chiusura sono partiti
i mega sconti sui libri e, da quanto risulta, i più venduti sono quelli della
trilogia di “Cinquanta sfumature”.
Ora, sono mesi che mi fa capolino l’idea di scrivere il mio parere su quella
roba, però mi sono sempre trattenuta perché, dai, ne ha già parlato chiunque!
Solo che continua a rispuntarmi davanti ad ogni piè sospinto, non trovo via di
scampo, non ho l’opzione di teletrasporto in un altro universo.
Quindi eccoci qui: libro più venduto.
Io me le immagino le signore: “salviamo la Edison! La morte della cultura!
Capitalismo schifo, nessuno legge più!” e poi cos’è che comprano? Un Harmony a
prezzo maggiorato.
Non fraintendetemi, leggano un po’ quello che gli pare, solo mi fa strano
pensare che ancora in questo decennio qualcuno paghi per del porno.
Buone donne, chiedete aiuto ai vostri figli!
Momento della rivelazione shock: l’ho letto anch'io, il primo libro (però
ricordiamoci che la pirateria è un reato e leggere in pdf fa male agli uochi,
ma sono troppo povera per comprarmi il Kindle).
D'altronde leggo davvero le peggiori puttanate, perché risparmiarmi questa?
Riassumendo la trama: tizia verginella dai grandi occhi blu digievolve in troione
d’assalto (ma mantenendo le sue tenere insicurezze) con l’aiuto di tizio
straricco con tendenze maniaco depressive.
E ogni tanto si frustano coi foulard (troooppo hardcore!).
Vabbè, è un porno, chissene della trama.
Solo che anche nella parte porno c’è qualche problema: non è eccitante, è imbarazzante.
Un continuo di battute improbabili, orgasmi miracolosi e tempistiche azzardate.
In definitiva: se lo leggete vi fate quattro risate, ma spenderci dei soldi?
Seriamente?
37 è febbre?
9 ottobre 2012
30 settembre 2012
Lazzaro è uscito a comprare le sigarette
Sono così pigra che non ho aggiornato questo blog per
due mesi.
Così pigra che sposto la tenda con i piedi stando sdraiata a letto, quella si stacca e io la lascio così penzolante per due settimane.
Così pigra che le lezioni sono iniziate il 24 e io ancora non ho i quaderni.
Così pigra che disfo le valigie tre giorni dopo essere arrivata in un posto.
Così pigra che ieri sera alle 19 ho preparato una torta e oggi alle 11 la teglia è ancora sporca nel lavello.
Così pigra che metto il mascara, ma non la matita, così faccio prima.
Così pigra che son due anni che dico di dover comprare una stampante, eppure ancora vado a stampare la roba dal pachistano sotto casa.
Così pigra che preferisco digiunare piuttosto che fare la fila in mensa.
Così pigra che rifaccio il letto alle quattro del pomeriggio.
Così pigra che, da quando vivo fuori casa, non ho mai stirato.
Così pigra che non controllo la casella e-mail dal 1789.
Così pigra che c’è una bolletta dell’acqua mai aperta sul mobile in cucina e quindi presto andremo a lavarci alle fontanelle.
Così pigra che rimando sempre il momento di ricaricare il lettore mp3.
Così pigra che pago un biglietto dieci euro in più per avere il posto assegnato in treno e non dover percorrere i vagoni per trovarne uno.
Così pigra che uso lo smalto nude per non doverlo ritoccare troppo spesso.
Così pigra che il venerdì sera alle 23 vorrei già starmene a casa in pigiama.
Così pigra che non piego le mutande: le appallottolo e lancio nel cassetto.
Così pigra che non ho il “vaffanculo” pronto.
Così pigra che, dopo due mesi, scrivo una lista piuttosto che un discorso ben strutturato.
Così pigra che non rileggerò per correggere eventuali errori.
Vogliatemi bene.
27 luglio 2012
La vita è una spiaggia
“Marzia
la mia piastra è esplosa! C’è stato un lampo e poi ha iniziato a uscire fumo!
Posso usare la tua?”
Alzo le palpebre quel tanto che riesco: Sara sta in piedi vicino la porta e mi guarda, agitata e in attesa.
“Uhm sì, certo, primo cassetto” bofonchio in risposta.
“Grazie! Come funziona?”
Cerco di liberare le gambe dal lenzuolo attorcigliato e intanto le spiego come accendere e regolare la temperatura.
Sara esce e riaffondo la testa nel cuscino, ma non faccio in tempo a riaddormentarmi che sento la porta riaprirsi.
“Marzia sono le 10, non ti alzi?”
“Fallo di nuovo e ti lancio addosso qualcosa, giuro”
“Cosa?” Che domanda è cosa?!
“La lampada, un libro, qualsiasi cosa!”
“Va bene, ti lascio dormire, sono in cucina a preparare il sugo”
Questo è il mio buongiorno e quella che ho appena minacciato di lapidare è mia madre, la quale ha invaso il mio spazio vitale da circa tre giorni.
In meno di 72 ore i miei abiti sono stirati e ordinatamente appesi nell’armadio invece che ciondolanti dalla spalliera di una sedia, il frigo è pieno, le pentole ragionevolmente impilate e non ammassate le une sulle altre.
Mentre avvengono questi prodigi io ciondolo da una stanza all’altra, senza saper bene cosa fare: le visite di mia madre mi innervosiscono.
D’altronde lei è convinta di salvarmi da una vita di caos e pasti irregolari.
In effetti il mio è un concetto un po’ singolare di ordine, ma alla fine tutti i disordinati stanno bene come stanno, si sa.
“Perché hai attaccato dei baffi a Gesù?!”
Ok, è meglio allontanarsi.
Domani io e la coinquilina che ha rischiato di morire nell’esplosione della piastra ce ne andiamo nel Chianti: l’idea generale prevede panino con porchetta e vino rosso.
Di sicuro saremo attorniate da americane ubriache con larghi cappelli di paglia (ne voglio uno anch'io).
Fare la turista è divertente!
“Prima di uscire devi dirmi quale pigiama ti porti in Irlanda, così lo stiro!”
Stirare un pigiama? Seriamente?
“Non uso pigiami mamma, dormo in maglietta”
“Come non usi pigiami? Sei sicura?”
“Niente pigiama”
Ecco, martedì completo il piano di fuga e parto per Dublino con alcuni amici.
Queste vacanze sembrano tutt’altro che deludenti sino ad ora.
Delle vostre che mi dite?
Anche voi subite certe invasioni?
Sono l’unica felice di non essere ancora al mare, per caso?
Alzo le palpebre quel tanto che riesco: Sara sta in piedi vicino la porta e mi guarda, agitata e in attesa.
“Uhm sì, certo, primo cassetto” bofonchio in risposta.
“Grazie! Come funziona?”
Cerco di liberare le gambe dal lenzuolo attorcigliato e intanto le spiego come accendere e regolare la temperatura.
Sara esce e riaffondo la testa nel cuscino, ma non faccio in tempo a riaddormentarmi che sento la porta riaprirsi.
“Marzia sono le 10, non ti alzi?”
“Fallo di nuovo e ti lancio addosso qualcosa, giuro”
“Cosa?” Che domanda è cosa?!
“La lampada, un libro, qualsiasi cosa!”
“Va bene, ti lascio dormire, sono in cucina a preparare il sugo”
Questo è il mio buongiorno e quella che ho appena minacciato di lapidare è mia madre, la quale ha invaso il mio spazio vitale da circa tre giorni.
In meno di 72 ore i miei abiti sono stirati e ordinatamente appesi nell’armadio invece che ciondolanti dalla spalliera di una sedia, il frigo è pieno, le pentole ragionevolmente impilate e non ammassate le une sulle altre.
Mentre avvengono questi prodigi io ciondolo da una stanza all’altra, senza saper bene cosa fare: le visite di mia madre mi innervosiscono.
D’altronde lei è convinta di salvarmi da una vita di caos e pasti irregolari.
In effetti il mio è un concetto un po’ singolare di ordine, ma alla fine tutti i disordinati stanno bene come stanno, si sa.
“Perché hai attaccato dei baffi a Gesù?!”
Ok, è meglio allontanarsi.
Domani io e la coinquilina che ha rischiato di morire nell’esplosione della piastra ce ne andiamo nel Chianti: l’idea generale prevede panino con porchetta e vino rosso.
Di sicuro saremo attorniate da americane ubriache con larghi cappelli di paglia (ne voglio uno anch'io).
Fare la turista è divertente!
“Prima di uscire devi dirmi quale pigiama ti porti in Irlanda, così lo stiro!”
Stirare un pigiama? Seriamente?
“Non uso pigiami mamma, dormo in maglietta”
“Come non usi pigiami? Sei sicura?”
“Niente pigiama”
Ecco, martedì completo il piano di fuga e parto per Dublino con alcuni amici.
Queste vacanze sembrano tutt’altro che deludenti sino ad ora.
Delle vostre che mi dite?
Anche voi subite certe invasioni?
Sono l’unica felice di non essere ancora al mare, per caso?
1 luglio 2012
La pozza
Non ti faccio passare, no.
Inutile che sbuffi, muovi lo sguardo dal mio cestino stracolmo alle due cosette che hai in mano.
Non ti faccio passare e anche la cassiera in cuor suo mi dà ragione, lo so: lei sta qui a lavorare di sabato mattina, poraccia, e io scoppio di caldo con questa camicia.Tu invece sembra che ce lo vuoi sbattere in faccia che sei in vacanza: sei venuta al supermercato apposta, mica perché ti servivano davvero la crema solare e Vanity Fair, figuriamoci!
Arrivi in pantaloncini e canottiera, con lo zainetto in spalla e l’aria allegra, ti fai due giretti tra gli scaffali e pensi “ora faccio vedere un po’ a questi stronzi che sto andando in piscina”.
E vacci in piscina, vacci! Ma intanto io questi dieci minuti te li rubo, ti faccio stare in fila mentre pago con calma, conto gli spicci e metto in busta gli assorbenti di mia moglie.
Non ti faccio passare!
Quando le gazzelle si abbeverano ad una pozza, il leone le osserva da dietro i cespugli. Quando le ragazze si siedono sul bordo a bagnare i piedi, il lampadato con tatuaggio tribale usa minore circospezione nello squadrarle ben bene. Il capo è rasato, la coscia depilata, i pettorali brillano di olio al cocco e il costume è bianco a mutanda. L’approccio al 90% fallirà.
“Mi si nota di più se non faccio il bagno e me ne sto qui sul lettino a leggere. Quel tamarro lì cosa crede di fare? Alle ragazze di oggi piacciono quelli come me, con la barba e gli occhiali, che se ne stanno in disparte e pensano alle cose importanti. Belle tette questa qui a fianco! Ora sposto la mano dalla copertina, così vede che leggo Bukowski. Oh ma perché non alza lo sguardo? Che, è morta? Quanta fatica per una trombata!”
Cinquant’anni e non sentirli. I capelli neri corvini, la pelle cotta come un biscotto, le costole a vista e un grosso tatuaggio alla base della schiena. Ma la cellulite non risparmia nemmeno le più assidue del GAG e il costumino striminzito, comprato nella sezione “bimba” di H&M, forse non è stato questo grande affare.
Dopo le 16 non guardate l’acqua troppo a lungo: no, non è l’abisso che vuole guardare dentro di te. Sono i capelli e le pellicine che galleggiano e ti fanno rimpiangere il tête-à-tête a casa col ventilatore.
21 giugno 2012
Il singolare di "gormiti"
"Ma guarda, Marzia non ha scritto per un mese, chissà con che roba fantasmagorica (è ancora un aggettivo in uso?) se ne uscirà fuori adesso!"
E invece no.
Un mese? Seriamente? Che cacchio ho fatto in un mese?
[Compra una nuova scrivania, perde un cellulare e lo rimpiazza con un motorola di dodici anni, perde tutti i numeri in rubrica e si accorge che di 200 che ne aveva bastava la quindicina che ha in seguito recuperato, esce con un uomo che le fa venir voglia di ascoltare Mina, ascolta effettivamente Mina e Mia Martini e De Gregori, vede arrivare il grande caldo, monta un ventilatore, ogni notte dorme col ventilatore acceso sfidando la cervicale, legge il suo primo libro di Dostoevskij, scrive "Dostoevskij" senza googlarlo, mangia gelato al caffè direttamente dalla vaschetta vagando per casa con una canottiera gialla, tinge i capelli di castano ramato.]
Comunque in questo momento dovrei lavorare, ma ho i miei soliti problemi di concentrazione, e poi volevo augurare un buon inizio estate.
Giro in ciabatte da turista poraccia da due settimane, è vero, ma l'estate inizia effettivamente oggi.
A parte questo, se le commesse delle profumerie la smettessero di propormi le offerte sui solari sarebbe una gran cosa, perché a mia volta potrei smetterla di riportare in millemila varianti "non ci vado prima di agosto al mare, stronza!".
Ok, ora devo davvero tornare a lavorare, però aggiornerò in tempi accettabili, giuro!
Ah, se vi state chiedendo il perché del titolo, è per motivi di marketing.
E invece no.
Un mese? Seriamente? Che cacchio ho fatto in un mese?
[Compra una nuova scrivania, perde un cellulare e lo rimpiazza con un motorola di dodici anni, perde tutti i numeri in rubrica e si accorge che di 200 che ne aveva bastava la quindicina che ha in seguito recuperato, esce con un uomo che le fa venir voglia di ascoltare Mina, ascolta effettivamente Mina e Mia Martini e De Gregori, vede arrivare il grande caldo, monta un ventilatore, ogni notte dorme col ventilatore acceso sfidando la cervicale, legge il suo primo libro di Dostoevskij, scrive "Dostoevskij" senza googlarlo, mangia gelato al caffè direttamente dalla vaschetta vagando per casa con una canottiera gialla, tinge i capelli di castano ramato.]
Comunque in questo momento dovrei lavorare, ma ho i miei soliti problemi di concentrazione, e poi volevo augurare un buon inizio estate.
Giro in ciabatte da turista poraccia da due settimane, è vero, ma l'estate inizia effettivamente oggi.
A parte questo, se le commesse delle profumerie la smettessero di propormi le offerte sui solari sarebbe una gran cosa, perché a mia volta potrei smetterla di riportare in millemila varianti "non ci vado prima di agosto al mare, stronza!".
Ok, ora devo davvero tornare a lavorare, però aggiornerò in tempi accettabili, giuro!
Ah, se vi state chiedendo il perché del titolo, è per motivi di marketing.
20 maggio 2012
Senzatitolo
Qui giace Marzia, dignitosamente compita, con un barattolo di gelato nella mano sinistra e un cucchiaino nella destra.
Qui giace Marzia che se ne fotte del mondo: di fronte a sé uno scatolone polveroso, pieno fino all’orlo di volumi tutti ugualmente rilegati in verde.
[Mentre scrivo la banda passa per la terza volta sotto la mia finestra e dietro signore un po’ grassocce, tutte con la stessa acconciatura.]
Indossati i guanti in lattice per evitare sfoghi allergici, prende i libri uno per uno, ne legge i titoli e a volte una o due frasi pescate a caso, poi li divide tra il mucchio de “li tengo e ho intenzione di leggerli” e “non li leggerò mai, magari vanno in donazione”.
La porta del terrazzo inizia a sbattere e il vento porta l’odore del mare e dell’erba secca.
[Sono scappata di nuovo da Firenze. La amo, ma certe volte ci fa bene la distanza, come a tutte le coppie.]
Il cielo è grigio e così l’acqua, ma l’aria è molto calda. Sulla spiaggia non si vede nessuno per centinaia di metri, solo in lontananza un paio di ombrelloni e bambini armati di canne da pesca.
Le formiche insistono a volerle salire sui piedi: “ma una volta salite, che dovete fa’?”.
[A proposito di coppie: secondo voi è possibile che facendone parte si diventi più stupidi? Perché la mia impressione è quella. L’amore narcotizza i neuroni?]
Per le scale le ciabatte fanno troppo rumore, pestano forte su ogni gradino; tutto brilla, ma puzza di candeggina. Dal palazzo di fronte arriva musica (“I’m on a plane, i can’t complain!”), per il resto il villaggio è silenzioso e le finestre delle villette quasi tutte sbarrate.
[Sono stata alla nuova casa al mare, dove il vecchio proprietario ha lasciato molti suoi libri per me, soprattutto classici russi, da cui la mia somma gioia. Avrò una stanza dalle pareti blu e un terrazzino che guarda al Tirreno. So cool.]
Qui giace Marzia, che ha lasciato scivolare la domenica via, e domani andrà in comune a farsi rinnovare la carta d’identità e a fare un po’ compagnia all’unico impiegato, in maniche di camicia, sempre solo con il suo ventilatore.
[Ci scommetto che, quando non c’è nessuno, cioè la maggior parte del tempo, ci parla dentro per far la voce da robot.]
8 maggio 2012
I calessi non meritano la tua attenzione
Premessa: io
domani mi sveglio presto e vado in biblioteca, lo giuro.
Come va la vita, gente?
Anche voi guardate film in cui i personaggi dicono cose come “a modino” e “bada bene”?
E fate finta di andare a correre, ma poi vi fermate perché avete visto un airone nel laghetto?
Ecco un altro di quei post senza capo né coda.
Ci sono delle cose importanti da dire: prima di tutto che leggo sempre i vostri blog. Se non commento spesso è solo perché ho il culo pesante peggio dei cavalieri di Acquaneve.
Poi che sono venuti alla luce due nuovi spazi di pensiero, da queste parti (lessico rassicurante, vagamente cattolico).
Il primo è del mio buon amico Matteo, che sotto mia pressante, instancabile richiesta, ha finalmente aperto il suo blog, Il covo del Ninjegnere. Per ora è ancora nella fase smanettona con Blogger, ma essendo un ingegnere non dovrebbe protrarsi troppo a lungo (la mia è durata mesi e dio solo sa quanto mi ci è voluto per cambiare lo sfondo, ma ho evidenti limiti da quel punto di vista, oramai è risaputo).
Mi raccomando, passate a trovarlo!
Il secondo, anch’esso in divenire, è quello di Karma, la mia amata. Si chiama STRAGI, è dedicato al cinema e a derivazioni varie ed eventuali.
Vi lascio con un suo decalogo che voglio diventi patrimonio dell’umanità, anche perché capiate che razza di donna stupenda è.
“Elenco di insegnamenti e consigli utili:
Come va la vita, gente?
Anche voi guardate film in cui i personaggi dicono cose come “a modino” e “bada bene”?
E fate finta di andare a correre, ma poi vi fermate perché avete visto un airone nel laghetto?
Ecco un altro di quei post senza capo né coda.
Ci sono delle cose importanti da dire: prima di tutto che leggo sempre i vostri blog. Se non commento spesso è solo perché ho il culo pesante peggio dei cavalieri di Acquaneve.
Poi che sono venuti alla luce due nuovi spazi di pensiero, da queste parti (lessico rassicurante, vagamente cattolico).
Il primo è del mio buon amico Matteo, che sotto mia pressante, instancabile richiesta, ha finalmente aperto il suo blog, Il covo del Ninjegnere. Per ora è ancora nella fase smanettona con Blogger, ma essendo un ingegnere non dovrebbe protrarsi troppo a lungo (la mia è durata mesi e dio solo sa quanto mi ci è voluto per cambiare lo sfondo, ma ho evidenti limiti da quel punto di vista, oramai è risaputo).
Mi raccomando, passate a trovarlo!
Il secondo, anch’esso in divenire, è quello di Karma, la mia amata. Si chiama STRAGI, è dedicato al cinema e a derivazioni varie ed eventuali.
Vi lascio con un suo decalogo che voglio diventi patrimonio dell’umanità, anche perché capiate che razza di donna stupenda è.
“Elenco di insegnamenti e consigli utili:
1) Mai sottovalutare le conseguenze
dell'amore
1.1) Nel caso in cui non fosse amore
allora era un calesse
1.2) I calessi non meritano la tua attenzione a meno che non ti stiano per calpestare
1.2) I calessi non meritano la tua attenzione a meno che non ti stiano per calpestare
1.3) Se stanno per calpestarti
svegliati, a Firenze non ci sono calessi a piede libero
2) Nessuno ama davvero
2.1) Chi ha detto ciò è un idiota
2.2) Tutti vogliono bene pochi amano
2.3) Chi ama è superiore agli altri
2.4) Chi ama è capace di soffrire,
chi vuol bene no.
3) "Io ho passato tutta la vita
a fianco a te,so chi sei"
3.1) Disse il bue all'asino che, da
bravo asino, si mise a fare la pipì a gambe aperte.
3.2) Meglio mettere sempre le mani
avanti, non si conosce quasi mai nessuno davvero, nonostante ciò che pensa il
bue, ma lui è un presuntuoso,si sa.
4)"Se la fai vedè una volta,
l'hai fatta vedè e tutti te vonno" saggezza popolare romana,non
pertinente,ma almagamata bene. (Per esempi vedi Belen Rodriguez)
5) Le persone ti amano senza sapere
perchè generalmente.
5.1) Quelli che si fanno domande, o
creano piani meschini, non sanno manco dove sta di casa l'amore.
6) In ogni caso nessun rimorso.6.1) Il rimorso uccide, le ferite si rimarginano.”
1 maggio 2012
Questo continuo distogliere altrove lo sguardo
La mia giornata è incominciata da circa tre ore e mezza
(approssimazione riferita all’orario in cui ho iniziato a scrivere, dio solo sa
quando pubblico). Ho difficoltà a capire chi sono e dove mi trovo.
Ricordo che alle 7.00 ho perso l’autobus in stazione e ho aspettato venti minuti nell’aria umida, con le punte delle scarpe bagnate e i capelli arruffati.
Ricordo anche la pioggia sul piazzale degli Uffizi, mentre ce ne stavamo sotto i portici all’asciutto, accanto agli ubriachi, e Machiavelli ci guardava scettico, come a dire “ma che cazzo state a fa’ qui alle 4.00 e pure sobri?”.
Ho tentato di disegnarmi dei baffi sul dito, per fare quella cosa carina che poi metti il dito sotto il naso e ci sono dei baffetti, ma non mi è riuscito.
Vi capita mai che una serata teoricamente architettata per lo spasso inconsapevole vi portasse alle più complicate riflessioni? Pippe mentali, su qualsiasi cosa.
“Prendi me, ad esempio…” (cit.)
Ho pensato a quanto sia sempre meglio aspettarsi il minimo, non abbassare mai la guardia e non concedersi mai completamente. Secondo voi le persone ci amano di più per quello che non diamo?
Ricordo che alle 7.00 ho perso l’autobus in stazione e ho aspettato venti minuti nell’aria umida, con le punte delle scarpe bagnate e i capelli arruffati.
Ricordo anche la pioggia sul piazzale degli Uffizi, mentre ce ne stavamo sotto i portici all’asciutto, accanto agli ubriachi, e Machiavelli ci guardava scettico, come a dire “ma che cazzo state a fa’ qui alle 4.00 e pure sobri?”.
Ho tentato di disegnarmi dei baffi sul dito, per fare quella cosa carina che poi metti il dito sotto il naso e ci sono dei baffetti, ma non mi è riuscito.
Vi capita mai che una serata teoricamente architettata per lo spasso inconsapevole vi portasse alle più complicate riflessioni? Pippe mentali, su qualsiasi cosa.
“Prendi me, ad esempio…” (cit.)
Ho pensato a quanto sia sempre meglio aspettarsi il minimo, non abbassare mai la guardia e non concedersi mai completamente. Secondo voi le persone ci amano di più per quello che non diamo?
7 aprile 2012
Estetica anestetica
Il mio coiffeur mi ha riempito la testa di boccoli alla Dorothy: dovrei approfittarne per fare una di quelle foto in cui non si vede una ceppa se non una massa di capelli?
Ho dei problemi enormi.
Soprattutto a tenere una conversazione con le diaboliche ragazzette aiutanti del parrucchiere.
Piccole donne dai capelli ultralisci a cui non frega una mazza di chi sei e cosa fai, anzi non vedono l’ora che ti levi dai piedi, visto che è quasi l’orario di chiusura e tu sei l’ultima sfigata che aspetta con i capelli umidi impiastricciati di maschera ristrutturante.
Il principale ci tiene che intrattengano le clienti, allora quelle partono con una sfilza di domande preconfezionate: “Sei di qui? Dove studi? Cosa studi? Ah che bella città! Ti trovi bene? La mettiamo un po’ di lacca? Tua madre come sta? Ce l’hai il ragazzo?” e intanto ti sparano il phon nelle orecchie, così per rispondere devi intuire il labiale dallo specchio e finisci per dire stronzate.
“Quanti anni hai?”
“Eh già!” annuisco sorridendo, poco convinta.
Vabbè questa è ritardata. “Aspetta che prendo il ferro!”.
L’unica speranza è che ti portino un giornale o arraffarne uno in tempo, prima di sedersi.
Gettonatissimi nel mio salone “Vanity Fair” e “A”, niente “Chi” o “Novella 2000”, ché è un posto per gente seria.
Il dramma continua con l’estetista (quando mi ci metto mi dedico ad un restauro completo).
Si chiama Francesca ed è una nazista del pelo.
Le piace chiacchierare amabilmente mentre ti cosparge di cera bollente e altre sostanze strane per poi strapparti via l’anima, mentre dalla radio gorgheggia qualche carciofo di Amici (è un posto serio sì, ma la musica fa sempre schifo).
Analizza il livello di idratazione della tua pelle e prospetta mali inimmaginabili nel caso non ritorni sulla retta via della crema idratante giornaliera.
Grazie a lei ho compreso la reale importanza del non usare il rasoio e pinzettare accuratamente le sopracciglia almeno una volta a settimana.
Questo post era nato per parlare delle conversazioni forzate, ma poi è andato in svacco e mi sono limitata al magico mondo dell'estetica.
Commentante un po' come vi pare insomma, riguardo entrambi gli argomenti.
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