13 gennaio 2013

Io ho un amico male *(contributo esterno)*


Io ho un amico male*. Il mio amico male ha letto l’ultimo intervento e ha deciso di mandarmi un suo contributo, cioè l'equivalente al femminile dell'elenco sui tizi da evitare. Ve lo pubblico qui con gioia e arcobaleni.

Stasera dovrei studiare, ma non riesco a farlo perché Marzia mi ha appena dato input a riflettere.
Ecco la mia personalissima lista di ragazze da evitare come le nastrine di sottomarca, come i prodotti con la monetina che sorride alla coop oppure come gli eventi Pitti se indossate golf di Zara:

-quelle che ispirano la loro esistenza e dicono di rivedersi troppo in film come "Marie Antoniette", "Amelie","Sex and the City" ( preciso: le ultime possono risultare utili per fini sessuali)

-quelle che appena rincasate dal primo appuntamento vi scrivono cose tipo: sei la persona più importante della mia vita", " ti amo " ecc ecc

-quelle che amano Lana Del Rey e Ligabue ( la compresenza di entrambi le rende davvero pericolose quindi SCAPPATE SUBITO)

-quelle che vanno a ballare ogni sabato, quelle che fanno le pr, quelle che ballano sopra il cubo (a meno che non siate figli unici e i vostri genitori vi abbiano insegnato fin da piccoli lo spirito della condivisione)

-quelle che ti portano agli aperitivi

-quelle che fanno le foto ai gatti

-quelle con i vestitini senza una spallina

-quelle che bevono tutti i giorni che manco tu quando avevi 16 anni a Capodanno

-quelle che ruttano

-quelle che si truccano troppo che se le becchi senza i 3 strati di prodotti cosmetici diventano altre persone e non le riconosci

-quelle con le Jeffrey Campbell e la gonnellina lunga da strega abbinata rigorosamente total black

-quelle che pensano di essere ancora nel 69' e ne approfittano per non ottemperare al loro dovere sociale/etico di depilazione

-quelle che trasformano un appuntamento in un GIOCO DEL SILENZIO che forse hanno iniziato in terza elementare ma ancora pensano di poter vincere

-quelle che si tatuano "jesus christus" addosso

-le accanite tifose di qualche squadra di calcio a caso fosse anche quella del paesino in mezzo alla savana dove abitate.





*slang, espressione gergale, vedi "Vocabolario degli Accademici della Crusca"

8 gennaio 2013

Le cacche di vacca nei verdi prati marzolini


Post ombelicalissimo eccheperò potrebbe tradursi in un “Marzia per il sociale”.

Ieri pomeriggio avevo un esame per cui studiare, perciò ho pensato che la cosa più utile da fare fosse scrivere un post sugli uomini.
Quelli da evitare, nello specifico.
Potrei precisare che si tratta di mie opinioni personalissime anche non condivisibili. E invece no.

Vai con la sigla!

-Quelli che alzano troppo la voce mentre state parlando seduti al tavolino di un bar del centro nel quale servono il tè nella teiera.

-Quelli che non lasciano crescere i propri capelli più di cinque centimetri. 

-Quelli che terminano gli sms con “:P”.

-Quelli che lasciano lo spazio prima dei puntini sospensivi.

-Quelli che potrebbero portare gli occhiali e invece usano le lenti a contatto.

-Quelli che non bevono birra.

-Quelli che scrivono “pò” e “the”.

-Quelli a cui non piacciono i Baustelle perché voi i Baustelle li dovete amare avete capito cazzo?!

-Quelli che apostrofano le femmine con “principessa” (god save the queen the fascist regime).

-I chitarrari (fondamentale la distinzione con i chitarristi, che invece sono gente seria).

-Quelli che non nerdeggiano, nemmeno un po’.

-Quelli che dopo cinque minuti di silenzio: “che c’è? Che c’hai? Tutto bene? tutto a posto?”.

-Quelli che non ti apprezzano in pigiama di pile multicolor/babbucce con pon pon.

-Quelli che su facebook hanno un album di autoscatti intitolato “semplicemente me”.

-Quelli che ti invitano a cena, ma vogliono sia tu a decidere dove.

-Quelli che il sei gennaio fanno le battute sulle befane. Nessuna ve la darà mai nei secoli dei secoli amen.

-Quelli che c’hanno il blocco emotivo inevitabilmente evolvente in blocco intestinale. Nostro.

-Quelli con i Ray-ban aviator.

-Quelli con i wayfarer rossi.

-Quelli che vanno a ballare con la t-shirt e due giri di sciarpina.

-Quelli che si fanno fare le foto mentre stappano bottiglie di champagne.

-Quelli a cui piacciono troppo i gatti.

-Quelli col pizzetto rasato alla brasiliana.

-Quelli che usano “One million” dal primo appuntamento, perché è giocare sporco.

-Quelli che non vogliono ammettere di usare il balsamo.


P.S. volevo anche scusarmi per l'abbandono degli ultimi tempi, poi però ho pensato "la gente segue millemila blog, sai quanto gliene frega del mio?" e la pace tornò nel Fantabosco.

P.P.S. però mi siete mancati. Tutti voi, anche quelli che non conosco, anche quelli che passano per caso fanno spallucce e se ne vanno.


9 ottobre 2012

Il letto lett(O)erario

Sottotitolo: “perché dal divano prendo gli spifferi”.

36.9 è febbre?

Sono sotto effetto di farmaci potentissimi quali BENAGOL e TACHIPIRINA, roba che ti stronca l’integrità morale proprio, perciò mi era venuta una mezza idea di parlare di cinquantenni sessualmente frustrate in questo post.

Il punto è che chiudono la libreria Edison, in piazza della Repubblica, a quanto pare per costruirci un Apple store. In vista della chiusura sono partiti i mega sconti sui libri e, da quanto risulta, i più venduti sono quelli della trilogia di “Cinquanta sfumature”.

Ora, sono mesi che mi fa capolino l’idea di scrivere il mio parere su quella roba, però mi sono sempre trattenuta perché, dai, ne ha già parlato chiunque!
Solo che continua a rispuntarmi davanti ad ogni piè sospinto, non trovo via di scampo, non ho l’opzione di teletrasporto in un altro universo.

Quindi eccoci qui: libro più venduto.
Io me le immagino le signore: “salviamo la Edison! La morte della cultura! Capitalismo schifo, nessuno legge più!” e poi cos’è che comprano? Un Harmony a prezzo maggiorato.

Non fraintendetemi, leggano un po’ quello che gli pare, solo mi fa strano pensare che ancora in questo decennio qualcuno paghi per del porno.
Buone donne, chiedete aiuto ai vostri figli!

Momento della rivelazione shock: l’ho letto anch'io, il primo libro (però ricordiamoci che la pirateria è un reato e leggere in pdf fa male agli uochi, ma sono troppo povera per comprarmi il Kindle).
D'altronde leggo davvero le peggiori puttanate, perché risparmiarmi questa?

Riassumendo la trama: tizia verginella dai grandi occhi blu digievolve in troione d’assalto (ma mantenendo le sue tenere insicurezze) con l’aiuto di tizio straricco con tendenze maniaco depressive.
E ogni tanto si frustano coi foulard (troooppo hardcore!).

Vabbè, è un porno, chissene della trama.
Solo che anche nella parte porno c’è qualche problema: non è eccitante, è imbarazzante. Un continuo di battute improbabili, orgasmi miracolosi e tempistiche azzardate.

In definitiva: se lo leggete vi fate quattro risate, ma spenderci dei soldi? Seriamente?

37 è febbre?

30 settembre 2012

Lazzaro è uscito a comprare le sigarette


Sono così pigra che non ho aggiornato questo blog per due mesi.

Così pigra che sposto la tenda con i piedi stando sdraiata a letto, quella si stacca e io la lascio così penzolante per due settimane.

Così pigra che le lezioni sono iniziate il 24 e io ancora non ho i quaderni.

Così pigra che disfo le valigie tre giorni dopo essere arrivata in un posto.

Così pigra che ieri sera alle 19 ho preparato una torta e oggi alle 11 la teglia è ancora sporca nel lavello.

Così pigra che metto il mascara, ma non la matita, così faccio prima.

Così pigra che son due anni che dico di dover comprare una stampante, eppure ancora vado a stampare la roba dal pachistano sotto casa.

Così pigra che preferisco digiunare piuttosto che fare la fila in mensa.

Così pigra che rifaccio il letto alle quattro del pomeriggio.

Così pigra che, da quando vivo fuori casa, non ho mai stirato.

Così pigra che non controllo la casella e-mail dal 1789.

Così pigra che c’è una bolletta dell’acqua mai aperta sul mobile in cucina e quindi presto andremo a lavarci alle fontanelle.

Così pigra che rimando sempre il momento di ricaricare il lettore mp3.

Così pigra che pago un biglietto dieci euro in più per avere il posto assegnato in treno e non dover percorrere i vagoni per trovarne uno.

Così pigra che uso lo smalto nude per non doverlo ritoccare troppo spesso.

Così pigra che il venerdì sera alle 23 vorrei già starmene a casa in pigiama.

Così pigra che non piego le mutande: le appallottolo e lancio nel cassetto.
Così pigra che non ho il “vaffanculo” pronto.

Così pigra che, dopo due mesi, scrivo una lista piuttosto che un discorso ben strutturato.

Così pigra che non rileggerò per correggere eventuali errori.

Vogliatemi bene.

27 luglio 2012

La vita è una spiaggia

“Marzia la mia piastra è esplosa! C’è stato un lampo e poi ha iniziato a uscire fumo! Posso usare la tua?”

Alzo le palpebre quel tanto che riesco: Sara sta in piedi vicino la porta e mi guarda, agitata e in attesa.

“Uhm sì, certo, primo cassetto” bofonchio in risposta.
“Grazie! Come funziona?”

Cerco di liberare le gambe dal lenzuolo attorcigliato e intanto le spiego come accendere e regolare la temperatura.

Sara esce e riaffondo la testa nel cuscino, ma non faccio in tempo a riaddormentarmi che sento la porta riaprirsi.

“Marzia sono le 10, non ti alzi?”
“Fallo di nuovo e ti lancio addosso qualcosa, giuro”
“Cosa?” Che domanda è cosa?!
“La lampada, un libro, qualsiasi cosa!”
“Va bene, ti lascio dormire, sono in cucina a preparare il sugo”
Questo è il mio buongiorno e quella che ho appena minacciato di lapidare è mia madre, la quale ha invaso il mio spazio vitale da circa tre giorni.

In meno di 72 ore i miei abiti sono stirati e ordinatamente appesi nell’armadio invece che ciondolanti dalla spalliera di una sedia,  il frigo è pieno, le pentole ragionevolmente impilate e non ammassate le une sulle altre.


Mentre avvengono questi prodigi io ciondolo da una stanza all’altra, senza saper bene cosa fare: le visite di mia madre mi innervosiscono.


D’altronde lei è convinta di salvarmi da una vita di caos e pasti irregolari.
In effetti il mio è un concetto un po’ singolare di ordine, ma alla fine tutti i disordinati stanno bene come stanno, si sa.


“Perché hai attaccato dei baffi a Gesù?!”

Ok, è meglio allontanarsi.
Domani io e la coinquilina che ha rischiato di morire nell’esplosione della piastra ce ne andiamo nel Chianti: l’idea generale prevede panino con porchetta e vino rosso.
Di sicuro saremo attorniate da americane ubriache con larghi cappelli di paglia (ne voglio uno anch'io).
Fare la turista è divertente!

“Prima di uscire devi dirmi quale pigiama ti porti in Irlanda, così lo stiro!”
Stirare un pigiama? Seriamente?
“Non uso pigiami mamma, dormo in maglietta”
“Come non usi pigiami? Sei sicura?”
“Niente pigiama”

Ecco, martedì completo il piano di fuga e parto per Dublino con alcuni amici.
Queste vacanze sembrano tutt’altro che deludenti sino ad ora.

Delle vostre che mi dite?
Anche voi subite certe invasioni?
Sono l’unica felice di non essere ancora al mare, per caso?

1 luglio 2012

La pozza


Non ti faccio passare, no.

Inutile che sbuffi, muovi lo sguardo dal mio cestino stracolmo alle due cosette che hai in mano.
Non ti faccio passare e anche la cassiera in cuor suo mi dà ragione, lo so: lei sta qui a lavorare di sabato mattina, poraccia, e io scoppio di caldo con questa camicia.
Tu invece sembra che ce lo vuoi sbattere in faccia che sei in vacanza: sei venuta al supermercato apposta, mica perché ti servivano davvero la crema solare e Vanity Fair, figuriamoci!
Arrivi in pantaloncini e canottiera, con lo zainetto in spalla e l’aria allegra, ti fai due giretti tra gli scaffali e pensi “ora faccio vedere un po’ a questi stronzi che sto andando in piscina”.
E vacci in piscina, vacci! Ma intanto io questi dieci minuti te li rubo, ti faccio stare in fila mentre pago con calma, conto gli spicci e metto in busta gli assorbenti di mia moglie. 
Non ti faccio passare!


Quando le gazzelle si abbeverano ad una pozza, il leone le osserva da dietro i cespugli. Quando le ragazze si siedono sul bordo a bagnare i piedi, il lampadato con tatuaggio tribale usa minore circospezione nello squadrarle ben bene. Il capo è rasato, la coscia depilata, i pettorali brillano di olio al cocco e il costume è bianco a mutanda. L’approccio al 90% fallirà.


“Mi si nota di più se non faccio il bagno e me ne sto qui sul lettino a leggere. Quel tamarro lì cosa crede di fare? Alle ragazze di oggi piacciono quelli come me, con la barba e gli occhiali, che se ne stanno in disparte e pensano alle cose importanti. Belle tette questa qui a fianco! Ora sposto la mano dalla copertina, così vede che leggo Bukowski. Oh ma perché non alza lo sguardo? Che, è morta? Quanta fatica per una trombata!”


Cinquant’anni e non sentirli. I capelli neri corvini, la pelle cotta come un biscotto, le costole a vista e un grosso tatuaggio alla base della schiena. Ma la cellulite non risparmia nemmeno le più assidue del GAG e il costumino striminzito, comprato nella sezione “bimba” di H&M, forse non è stato questo grande affare.


Dopo le 16 non guardate l’acqua troppo a lungo: no, non è l’abisso che vuole guardare dentro di te. Sono i capelli e le pellicine che galleggiano e ti fanno rimpiangere il tête-à-tête  a casa col ventilatore.



21 giugno 2012

Il singolare di "gormiti"

"Ma guarda, Marzia non ha scritto per un mese, chissà con che roba fantasmagorica (è ancora un aggettivo in uso?) se ne uscirà fuori adesso!"

E invece no.

Un mese? Seriamente? Che cacchio ho fatto in un mese?

[Compra una nuova scrivania, perde un cellulare e lo rimpiazza con un motorola di dodici anni, perde tutti i numeri in rubrica e si accorge che di 200 che ne aveva bastava la quindicina che ha in seguito recuperato, esce con un uomo che le fa venir voglia di ascoltare Mina, ascolta effettivamente Mina e Mia Martini e De Gregori, vede arrivare il grande caldo, monta un ventilatore, ogni notte dorme col ventilatore acceso sfidando la cervicale, legge il suo primo libro di Dostoevskij, scrive "Dostoevskij" senza googlarlo, mangia gelato al caffè direttamente dalla vaschetta vagando per casa con una canottiera gialla, tinge i capelli di castano ramato.]


Comunque in questo momento dovrei lavorare, ma ho i miei soliti problemi di concentrazione, e poi volevo augurare un buon inizio estate.
Giro in ciabatte da turista poraccia da due settimane, è vero, ma l'estate inizia effettivamente oggi.
A parte questo, se le commesse delle profumerie la smettessero di propormi le offerte sui solari sarebbe una gran cosa, perché a mia volta potrei smetterla di riportare in millemila varianti "non ci vado prima di agosto al mare, stronza!".

Ok, ora devo davvero tornare a lavorare, però aggiornerò in tempi accettabili, giuro!
Ah, se vi state chiedendo il perché del titolo, è per motivi di marketing.

20 maggio 2012

Senzatitolo

Qui giace Marzia, dignitosamente compita, con un barattolo di gelato nella mano sinistra e un cucchiaino nella destra. 

Qui giace Marzia che se ne fotte del mondo: di fronte a sé uno scatolone polveroso, pieno fino all’orlo di volumi tutti ugualmente rilegati in verde. 

[Mentre scrivo la banda passa per la terza volta sotto la mia finestra e dietro signore un po’ grassocce, tutte con la stessa acconciatura.]

Indossati i guanti in lattice per evitare sfoghi allergici, prende i libri uno per uno, ne legge i titoli e a volte una o due frasi pescate a caso, poi li divide tra il mucchio de “li tengo e ho intenzione di leggerli” e “non li leggerò mai, magari vanno in donazione”.
La porta del terrazzo inizia a sbattere e il vento porta l’odore del mare e dell’erba secca.

[Sono scappata di nuovo da Firenze. La amo, ma certe volte ci fa bene la distanza, come a tutte le coppie.]

Il cielo è grigio e così l’acqua, ma l’aria è molto calda. Sulla spiaggia non si vede nessuno per centinaia di metri, solo in lontananza un paio di ombrelloni e bambini armati di canne da pesca.
Le formiche insistono a volerle salire sui piedi: “ma una volta salite, che dovete fa’?”.

[A proposito di coppie: secondo voi è possibile che facendone parte si diventi più stupidi? Perché la mia impressione è quella. L’amore narcotizza i neuroni?]

Per le scale le ciabatte fanno troppo rumore, pestano forte su ogni gradino; tutto brilla, ma puzza di candeggina. Dal palazzo di fronte arriva musica (“I’m on a plane, i can’t complain!”), per il resto il villaggio è silenzioso e le finestre delle villette quasi tutte sbarrate.

[Sono stata alla nuova casa al mare, dove il vecchio proprietario ha lasciato molti suoi libri per me, soprattutto classici russi, da cui la mia somma gioia. Avrò una stanza dalle pareti blu e un terrazzino che guarda al Tirreno. So cool.]

Qui giace Marzia, che ha lasciato scivolare la domenica via, e domani andrà in comune a farsi rinnovare la carta d’identità e a fare un po’ compagnia all’unico impiegato, in maniche di camicia, sempre solo con il suo ventilatore. 

[Ci scommetto che, quando non c’è nessuno, cioè la maggior parte del tempo, ci parla dentro per far la voce da robot.]





8 maggio 2012

I calessi non meritano la tua attenzione


Premessa: io domani mi sveglio presto e vado in biblioteca, lo giuro.

Come va la vita, gente?
Anche voi  guardate film in cui i personaggi dicono cose come “a modino” e “bada bene”?
E fate finta di andare a correre, ma poi vi fermate perché avete visto un airone nel laghetto?

Ecco un altro di quei post senza capo né coda.

Ci sono delle cose importanti da dire: prima di tutto che leggo sempre i vostri blog. Se non commento spesso è solo perché ho il culo pesante peggio dei cavalieri di Acquaneve.

Poi che sono venuti alla luce due nuovi spazi di pensiero, da queste parti (lessico rassicurante, vagamente cattolico).

Il primo è del mio buon amico Matteo, che sotto mia pressante, instancabile richiesta, ha finalmente aperto il suo blog, Il covo del Ninjegnere. Per ora è ancora nella fase smanettona con Blogger, ma essendo un ingegnere non dovrebbe protrarsi troppo a lungo (la mia è durata mesi e dio solo sa quanto mi ci è voluto per cambiare lo sfondo, ma ho evidenti limiti da quel punto di vista, oramai è risaputo).
Mi raccomando, passate a trovarlo!

Il secondo, anch’esso in divenire, è quello di Karma, la mia amata. Si chiama STRAGI, è dedicato al cinema e a derivazioni varie ed eventuali.

Vi lascio con un suo decalogo che voglio diventi patrimonio dell’umanità, anche perché capiate che razza di donna stupenda è.

Elenco di insegnamenti e consigli utili:
1) Mai sottovalutare le conseguenze dell'amore
1.1) Nel caso in cui non fosse amore allora era un calesse
1.2) I calessi non meritano la tua attenzione a meno che non ti stiano per calpestare
1.3) Se stanno per calpestarti svegliati, a Firenze non ci sono calessi a piede libero
2) Nessuno ama davvero
2.1) Chi ha detto ciò è un idiota
2.2) Tutti vogliono bene pochi amano
2.3) Chi ama è superiore agli altri
2.4) Chi ama è capace di soffrire, chi vuol bene no.
3) "Io ho passato tutta la vita a fianco a te,so chi sei"
3.1) Disse il bue all'asino che, da bravo asino, si mise a fare la pipì a gambe aperte.
3.2) Meglio mettere sempre le mani avanti, non si conosce quasi mai nessuno davvero, nonostante ciò che pensa il bue, ma lui è un presuntuoso,si sa.
4)"Se la fai vedè una volta, l'hai fatta vedè e tutti te vonno" saggezza popolare romana,non pertinente,ma almagamata bene. (Per esempi vedi Belen Rodriguez)
5) Le persone ti amano senza sapere perchè generalmente.
5.1) Quelli che si fanno domande, o creano piani meschini, non sanno manco dove sta di casa l'amore.
6) In ogni caso nessun rimorso.6.1) Il rimorso uccide, le ferite si rimarginano.




1 maggio 2012

Questo continuo distogliere altrove lo sguardo


La mia giornata è incominciata da circa tre ore e mezza (approssimazione riferita all’orario in cui ho iniziato a scrivere, dio solo sa quando pubblico). Ho difficoltà a capire chi sono e dove mi trovo.
Ricordo che alle 7.00 ho perso l’autobus in stazione e ho aspettato venti minuti nell’aria umida, con le punte delle scarpe bagnate e i capelli arruffati.
Ricordo anche la pioggia sul piazzale degli Uffizi, mentre ce ne stavamo sotto i portici all’asciutto, accanto agli ubriachi, e Machiavelli ci guardava scettico, come a dire “ma che cazzo state a fa’ qui alle 4.00 e pure sobri?”.

Ho tentato di disegnarmi dei baffi sul dito, per fare quella cosa carina che poi metti il dito sotto il naso e ci sono dei baffetti, ma non mi è riuscito.

Vi capita mai che una serata teoricamente architettata per lo spasso inconsapevole vi portasse alle più complicate riflessioni? Pippe mentali, su qualsiasi cosa.

“Prendi me, ad esempio…” (cit.)

Ho pensato a quanto sia sempre meglio aspettarsi il minimo, non abbassare mai la guardia e non concedersi mai completamente. Secondo voi le persone ci amano di più per quello che non diamo?

7 aprile 2012

Estetica anestetica

Il mio coiffeur mi ha riempito la testa di boccoli alla Dorothy: dovrei approfittarne per fare una di quelle foto in cui non si vede una ceppa se non una massa di capelli?



Ho dei problemi enormi.

Soprattutto a tenere una conversazione con le diaboliche ragazzette aiutanti del parrucchiere.
Piccole donne dai capelli ultralisci a cui non frega una mazza di chi sei e cosa fai, anzi non vedono l’ora che ti levi dai piedi, visto che è quasi l’orario di chiusura e tu sei l’ultima sfigata che aspetta con i capelli umidi impiastricciati di maschera ristrutturante.

Il principale ci tiene che intrattengano le clienti, allora quelle partono con una sfilza di domande preconfezionate: “Sei di qui? Dove studi? Cosa studi? Ah che bella città! Ti trovi bene? La mettiamo un po’ di lacca? Tua madre come sta? Ce l’hai il ragazzo?” e intanto ti sparano il phon nelle orecchie, così per rispondere devi intuire il labiale dallo specchio e finisci per dire stronzate.

“Quanti anni hai?”
“Eh già!” annuisco sorridendo, poco convinta.
Vabbè questa è ritardata. “Aspetta che prendo il ferro!”.

L’unica speranza è che ti portino un giornale o arraffarne uno in tempo, prima di sedersi.
Gettonatissimi nel mio salone “Vanity Fair” e “A”, niente “Chi” o “Novella 2000”, ché è un posto per gente seria.

Il dramma continua con l’estetista (quando mi ci metto mi dedico ad un restauro completo).
Si chiama Francesca ed è una nazista del pelo.
Le piace chiacchierare amabilmente mentre ti cosparge di cera bollente e altre sostanze strane per poi strapparti via l’anima, mentre dalla radio gorgheggia qualche carciofo di Amici (è un posto serio sì, ma la musica fa sempre schifo).
 Analizza il livello di idratazione della tua pelle e prospetta mali inimmaginabili nel caso non ritorni sulla retta via della crema idratante giornaliera.

Grazie a lei ho compreso la reale importanza del non usare il rasoio e pinzettare accuratamente le sopracciglia almeno una volta a settimana.

Questo post era nato per parlare delle conversazioni forzate, ma poi è andato in svacco e mi sono limitata al magico mondo dell'estetica.
Commentante un po' come vi pare insomma, riguardo entrambi gli argomenti.


28 marzo 2012

L'inutilità fatta post


Sì lo so, latito.
Anzi, voglio proprio che mi immaginiate come una ‘ndranghetista ricercata, nel suo rifugio in campagna pieno di formaggio di capra e santini alle pareti.

La primavera mi ha rapito: appena posso vado a bivaccare in un parco o a passeggiare.
Ho persino iniziato ad andare a piedi in università, cosa assolutamente impensabile fino a poche settimane or sono.

L’occupazione principale di questi giorni è progettare i festeggiamenti per il mio genetliaco e mettere su un programmino di attività da propinare alle due ospiti che attendo per il weekend, una delle quali è la nostra ormai nota testa di gatto.

Ecco, a tal proposito, se un fiorentino di passaggio avesse qualche proposta particolare la accolgo volentieri! Anche per i festeggiamenti, si intende.


Ma secondo voi sul mio libro di penale c’è il simbolo dei doni della Morte? Mi sa che manca la bacchetta, vero? Bah, in ogni caso è sospetto.



8 marzo 2012

Tra frammenti di tecniche sotto prodigi incerti


Ah ecco, ci risiamo, l’8 marzo, il giorno in cui devo sentirmi strombazzare proteste femministe nell'orecchio destro e urla di massaie alla riscossa in quello sinistro.

Posso non esprimere un’opinione? Anzi, posso esprimere una non opinione?
Immaginatemi seduta a gambe incrociate, con sguardo rilassato/contemplativo, sulla “ì” di un enorme “sticazzi”.

Detto ciò, oggi non pago il biglietto per i musei statali. E sono una studentessa squattrinata. E vivo a Firenze. E direi che ne approfitto, anzi finisco di scrivere questa cosa ed esco.

Quale cosa? Qualsiasi cosa!

Che ho ricominciato le lezioni, ad esempio, con un orario del ciufolo che mi tiene impegnata dalla mattina alla sera fino al venerdì, ma anche che è finito il grande freddo e, se fuori si respira primavera, è più facile uscire di casa la mattina.

Ho ripreso i miei giretti esplorativi per la città e trovato un paio di posti che mi piacciono: uno è il Darvish, un ristorante persiano, non tanto per il ristorante in sé, quanto per il proprietario, abbastanza fuori di testa, ma simpatico!

Il secondo è la libreria cafè Brac: l’ho scoperta andando alla presentazione del libro di Zerocalcare (suppongo lo conosciate, sennò cliccateci su) e mi ha incantata. Ambiente accogliente, luci soffuse e un carinissimo cortile interno, in più ci organizzano spesso incontri interessanti.

Poi c’è la radio, che come sempre amo e a cui vorrei dedicare più tempo. Non so se gli impegni di studio mi permetteranno di portare avanti il progetto, ma mi sto impegnando perché sia così. È davvero una cosa che mi fa stare bene: anche faccio gaffe tremende e mi impappino di continuo, mi diverto molto!

La sensazione è che si sia appena concluso un periodo di torpore. Non so se si tratti solo di una questione stagionale, se c’entri banalmente la mia meteopatia o se ci sia una qualche ragione più profonda, ma ho la sensazione di poter cominciare qualcosa di nuovo e portarlo bene a termine.

Mi auguro che vada tutto in questa direzione, almeno!
Ecco, i buoni propositi di Capodanno io li ho sempre rimandati a marzo.

Voi che mi dite? Come accogliete la primavera?

(Volevo aggiungere il quadro del Botticelli ma problemi tecnici me lo impediscono. Blogger, mi stai dicendo che sto pisciando fuori dal vaso?)




21 febbraio 2012




Brevissimo aggiornamento solo per far notare il nuovo strafighissimo banner lo–fi del blog ad opera di DDDD, il quale NON lo ha disegnato solo perché era brillo e di conseguenza arrendevole. Proprio no.

Il bassotto scemo pezzato e il nano da giardino con le converse credo rappresentino bene lo spirito di questo posto.

Bene, ora torno a scegliere mattonelle per cessi con mia madre.
Che dio vi benedica!

18 febbraio 2012

Appunti di viaggio

Pensieri sparsi annotati in giornata, con l'ausilio di una tastiera qwerty e di un pollice opponibile. Nessun filo conduttore e nessuna pretesa di significato.


Oggi scrivo dal treno. Vorrei essere una di quelle persone creative e previdenti che portano con se, ovunque vadano, un taccuino, ma purtroppo non lo sono, perciò dovrò accontentarmi della ben meno intellettuale sezione “note” del mio cellulare.
Per la precisione mi trovo su un regionale veloce (non è davvero veloce, fa solo meno fermate, ma non ditelo a quelli delle ferrovie che si offendono) per Pisa. Non siamo ancora partiti. Il treno si sta riempiendo lentamente: gli unici soggetti interessanti nel mio vagone sono una spagnola un po’ tocca che parla da sola e una coppia di anziani, apparentemente emiliani, con il lui che è uno di quei tipi che portano gli occhiali in equilibrio sulla punta del naso e la faccia un po’ antipatica.
La spagnola inizia a lanciarmi sguardi incuriositi constatando quanto ci metto a scrivere ciò che lei crede sia un sms.
Ok, rombo di motori, forse si decolla …


Aspetto che dal finestrino si cominci a vedere la campagna, è la cosa che più amo dei viaggi in treno. Non so come, mi è tornato in mente l’amor cortese come lo studiavo al liceo: il sentimento per una persona che non diviene mai concreto, un desiderio che acquista senso e valore solo se mai realizzato. A sedici anni pensavo fosse una stronzata. Oggi lo stesso.


Siamo fermi a Pisa centrale: la spagnola è appena scesa dal treno e con lei il sosia esatto del cantante rosso dei Kings Of Convenience.
Chissà quanta memoria ha per le note questo coso … (il cellulare, non il cantante ndr)


Sempre in ambito musicale, guardando l’mp3 ho letto “Se tele votando” invece che “Se telefonando”, ora sono convinta che questo entusiasmo collettivo per Sanremo mi stia bruciando il cervello. Il treno riparte, si prosegue in direzione aeroporto.


La prevedibilità delle scritte “Livorno merda” sui muri della stazione.


 Cambio di mezzo, ora sono su un aereo. Crisi generale degli steward per trovare posto ai bagagli a mano (una volta scrissi qual è l’idea di “bagaglio a mano” per il passeggero medio, da cui si capisce il perché della crisi).
In cabina si sentono annunci di questo tipo: “vi preghiamo di non occultare i vostri bagagli con giacche e giacchette. Se non riuscite a mettere i vostri bagagli nelle cappelliere e nemmeno sotto il sedile, allora …” (Ora dice una cosa brutta, ora dice una cosa brutta, dov’è che li dobbiamo mettere ‘sti bagagli?)
“… portateli qui davanti”
(Gli steward studiano anni per farsi scappare certe occasioni di sfoggiare volgarità gratuita).


Epilogo: atterrata a Lamezia sono stata prelevata dai miei e trasferita in pizzeria. Quando sono in una pizzeria calabrese comprendo come i Fiorentini abbiano un’idea molto vaga di come si faccia una pizza.


7 febbraio 2012

Il post broccolo del martedì sera

C’è un senso di angoscia nell’aria, amplificato da vari fattori: il gelo, il vento che sferza la città da giorni e fa cigolare gli infissi, il silenzio in casa e un suono strano e prolungato che proviene dalla strada.
Non saprei descrivervelo, ma scommetto che l’ultimo mammuth sulla Terra ha emesso un verso molto simile prima di tirare le cuoia.

Per combattere l’angoscia parlerò di un argomento frivolo che poi tanto frivolo non è.
Ha un senso questa frase? Qualcuno dice che dovrebbe averne?


Ad ogni modo, l’ispirazione me l’ha data Berry, quella gran testa di gatto, che nel suo ultimo post ha descritto un po’ di provoleggiamenti andati a finir male.

Ora, il provoleggiare non è una scienza esatta, nessuno si aspetta che seguiate delle regole, però che diamine, ragazzi miei, mettetecelo un po’ di impegno!

(Sto scrivendo questa cosa dal divano, ma non rientra nella rubrica del divano perché riguarda cose che esulano da ciò che accade sul divano. Almeno, non credo che qualcuno verrà a provarci mentre sono qui sul divano, o sì?)

Impegno, dicevamo, e inventiva. Vogliamo fare qualche esempio?  Vogliamo.
Se siete in libreria potete chiedere alla lei di turno qualche consiglio su cosa leggere, se ha in mano un libro che avete già letto provare a buttare lì un commento. In un negozio di dischi idem con patate: a tutti piace discutere dei propri gusti, perché tutti siamo degli egocentrici del cazzo, quindi dimostrarvi interessati vi renderà ipso facto interessanti.
Nei locali è da un lato più semplice, perché soltanto un’idiota si imbelletta e tira a lucido col solo scopo di mandare a quel paese qualunque disgraziato si avvicini, ma dall’altro è più difficoltoso trovare un argomento con cui approcciare una sconosciuta.
Il mio consiglio è: non trovatelo, presentatevi e basta,  e senza fare ammiccamenti strani.

In ogni caso è da tenere in conto che, in genere, una donna ha realizzato se le interessate o no nei primi due minuti di conversazione e dopo quelli è davvero difficile farle cambiare idea (non impossibile).

Ma poi mi chiedo, perché tutto questo dramma? Non dovrebbe essere la cosa più normale del mondo conoscere gente? È per questo che viviamo in comunità e non in ranch isolati nelle praterie, no?

Bah, per stasera ho esaurito le stronzate.

Voi che rapporto avete con la cosa? Voglio delle testimonianze! Provoleggiamenti messi in pratica e subiti, possibilmente subdoli, ridicoli e imbarazzanti: sputtaniamoci, su.

Io ora ci penso un po’ su e poi vi dico.

31 gennaio 2012

Il divano lett(o)erario

Ecco una rubrica di cui non si sa se ci sarà un seguito, ma fintanto che in questa casa c’è un divano la possibilità non è da escludere.

Lo scopo è narrare le mirabolanti avventure di Marzia sul divano: il sofà come luogo di incontro e riflessione, soprattutto  perché sta all’ingresso (non c’era altro posto in cui metterlo) e quindi “domina” la situazione casalinga.

Ora inserirò una foto di un divano e di un ingresso che non sono i miei (immagine a solo scopo illustrativo, come per le pizze surgelate e i sofficini che sorridono).




Mi armo di plaid e libro e plano sul divano.
Le coinquiline sono in cucina e dalla porta mezzo aperta arrivano le battute di un qualche film con Ben Stiller (dio, quanto odio Ben Stiller).
Inizio a leggere, ma Bernardo Soares non fa in tempo a spiegare come si senta uguale alle vie del quartiere dell’Alfandega che il telefono squilla: è mia madre, la quale mi confessa, con una punta di vergogna, come non riesca ad appassionarsi a “La vita agra”, pur ripromettendosi di metterci più impegno.


Chiudo la chiamata, torco le gambe alla ricerca della posizione esatta affinché il plaid copra i piedi, riapro il libro: Bernardo scrive “anche in me è domenica…”, infischiandosene del mio sonnacchioso martedì sera.

Sollevo lo sguardo e resto incantata da questa visione...


Suona di nuovo il cellulare, stavolta è un messaggio: Giorgio mi chiede se so effettivamente cucinare i biscotti, dal momento che sto qui a offrirveli.
No, ma ho un fornitore oscuro che ci mette le gocce di fondente e mai l’uva passa.

Le coinquiline spengono la tv e si dirigono verso le rispettive stanze, una mi vede col computer e chiede di poter scrivere qualcosa anche lei: le prometto di pubblicare anche quello che ha scritto, ma in realtà non lo faccio.

L’ingresso ora è silenzioso: il figlio dei vicini ha smesso di suonare la chitarra, il portone fa rumore a causa del vento, l’orologio della cucina ticchetta sinistro, Bernardo non parla (reminiscenze di altri Bernardi muti).

Se domani mi sveglierò con il silenzio ovattato della neve tutto avrà più senso, in caso contrario Renzi ha accumulato ventordici tonnellate di sale per niente.
  

27 gennaio 2012

Nuovi fantastici premi per i vostri criceti bulimici

Ci sono tante cose che non sapevo e che ora so: che i pesce palla sono velenosi, che Biella sta in Piemonte, che la dermatite peggiora lavandosi le mani e che esistono le catene per blog!
Normalmente non mi piace proseguire le catene… Ma che cacchio dico? Io continuo sempre le catene!
Questo blog non ne ha mai ospitata una, ma dato che NowhereMan mi ha passato la palla sarà il caso di giocare! (Frase da filmetto americano in cui imperversano cheerleader bionde).

 “The Versatile Blogger segue due semplici regole:
1. Elencare 7 cose che vi riguardano di persona
2. Premiare altri 15 blogger” (cit.)

Ma sono numeri simbolici o sparati a caso? A volte mi sento un po’ Giacobbo.

Sette cose che mi riguardano, sssette:
  1. Faccio pipì in media tre volte nell’ora che precede un esame orale.
  2. Non sopporto di vedere qualcuno mangiarsi le unghie.
  3. Non mi piacciono i Verdena, ma andando ad un loro concerto ho scoperto i Bud Spencer Blues Explosion.
  4. A scadenze regolari mi viene voglia di tingermi i capelli di rosso. Non lo faccio.
  5. Sono stata innamorata solo di due persone e in entrambi i casi ha fatto schifo.
  6. Nel mio mp3 c’è una canzone delle Pussycat Dolls (tutti conserviamo qualcosa di imbarazzante nel nostro lettore, non mi giudicate).
  7. Da piccola ero complessata perché sono stata l’ultima della classe ad imparare a leggere l’orologio.

E adesso iniziamo la premiazione! Uhuh! (Ordine sparso, blablabla).

NowhereMan (e non perché lui ha nominato me! “Racconti nella stalla” è davvero un blog piacevole da leggere)
Nora (soprattutto per i dialoghi assurdi tra lei e il resto del mondo, compresi gli alimenti)
Lukino (disegna bene ed è il mio amichetto di tweet, speriamo si metta ad aggiornare più spesso!)
Gatto (aka Mr. Myeo. Non c’è niente da fare, adoro chi disegna vignette, sarà che io ne sono totalmente incapace!)
Ale[Tredici] (“Zucchero sintattico” scoperto da poco, merita!)
Karma (“Atonement” e i suoi bei racconti)
Corrado Raudino (Un altro talentuoso narratore)
DDDD (ogni tanto attacca i pipponi, ma in fondo è un brav’uomo)
Vincent (ha abbandonato il nonsense, con mio grande disappunto, per darsi al cinema. Non ho ancora digerito del tutto la cosa ma il blog è interessante!)
Efforts (ha deciso di adottare dei conigli e ha costruito loro un recinto in giardino, per me basta ad amarla)
Clau nel Garage (ha un blog, “La mia teiera”, completamente dedicato al mondo del tè, una miniera di conoscenza per un’appassionata come me)
Sheena (l’altra amica di tweet. Facevatevelo pure voi twitter!)
Tikli (a leggere il suo blog sembra una persona seria, ma io la conosco e so che non è così. Non me la dai a bere! U.U)
Berry (una grandissima testa di gatto!)
Il Gatto del Cheshire (altro felino, altre vignette geniali, amatelo)

Quindici, che fatihha! Ce l’ho fatta.

21 gennaio 2012

Un post country contro il panico

“Studi? Non ti disturbo, devo solo farmi una tisana”
“No no, tranquilla. Wow…”
“Cosa?”
“Questo evidenziatore ha proprio un bel colore, è salmone no?”

E fu così che decisi di prendermi una pausa.

Le vacanze in Calabria non sono arrivate al capitolo secondo, mi dispiace. Sono tornata nella terra del “boia deh”: ma chi l’avrebbe mai immaginato che la gente dicesse davvero “boia deh”? L’ho sentito per la prima volta da un anziano su un autobus, credo di essere restata un po’ di minuti  a fissarlo.

Non sembra un po’ troppo un’espressione da cine panettone? Del tipo “lui deve fare il toscano, leviamogli le c e facciamogli dire boia deh a caso”.
Beh, evidentemente no.

Ho anche ricominciato i turni da metalmeccanico in biblioteca, la meravigliosa biblioteca! Con quel suo soffitto altissimo, le pareti coperte di libri, i lunghi tavoli e il silenzio tombale rotto solo dalla tosse degli studenti affetti da tubercolosi.

Sempre la stessa gente da dicembre, ormai tutti mezzi gobbi e completamente fuori di testa.
Come il ragazzo che si siede sempre al tavolo vicino alla porta ed esce a intervalli regolari di dieci minuti: non ho idea del perché esca così spesso, l’ipotesi incontinenza non regge perché il bagno è in un’altra direzione. Un giorno lo seguirò, oppure glielo chiederò, tanto ormai siamo seduti l’uno di fronte all’altra da una vita, sarebbe anche giusto ci fosse un po’ di confidenza!

Studio in quella biblioteca per due fondamentali ragioni: la prima è che non c’è il bar ed è una cosa molto importante, perché con la scusa della pausa è un attimo e ti ritrovi ad aver preso tredici caffè in due ore, la seconda è il generale clima di solidarietà: idealmente ci facciamo “pat pat” a vicenda, occhieggiando l’uno i libroni dell’altro.

In ogni caso e comunque vadano questi esami, il quindici febbraio dovrei aver finito, il che vuol dire che avrò due settimane libere prima dell’inizio delle lezioni: come mi consigliate di usarle? Siate il più assurdi possibile!

Con pace, amore e gioia infinita. 





                                                                                   





5 gennaio 2012

Centomilacinquecento battiti per unità di tempo


Vacanze in Calabria, capitolo primo: l’imbarazzo.

Mi imbarazza camminare per strada ed incontrare di continuo persone che conosco, non sapere se salutarle semplicemente o fermarmi a parlare e se decido di fermarmi non so mai cosa dire e come concludere una conversazione che nessuno dei due vuole duri troppo a lungo.

Mi imbarazza uscire con mia madre e incappare in parenti di cui ignoro l’esistenza, cui puntualmente mi presento porgendo la mano e dando del lei, prima di scoprire di essere davanti ad una qualche cugina di nono grado, sorpresa della mia statura (un metro e sessanta scarso, uno e cinquantanove per l’esattezza, davvero sorprendente) e dal mio progredire biologico (le meraviglie della natura!).

Mi imbarazza anche incontrare le conoscenti di mia madre, che ignorandomi totalmente chiedono a lei quanti anni abbia, dove viva e cosa studi. Poi rispondo io e si girano verso me, sconcertate che mi sia stato fatto dono della parola.

Vacanze in Calabria, capitolo secondo: i compagni di liceo.


“Che si dice a Firenze?”
“Chi non muore si rivede!”
Due espressioni che mi raggelano. Non so mai cosa rispondere. 

“Non hai un ragazzo? Davvero? Nessuno nessuno? Dai non è possibile!”
Cosa c’è di tanto sorprendente nel non avere progetti di matrimonio in corso a vent’anni?
Non ho detto che pratico vita monastica, ho detto che non sono fidanzata. È diverso. 
E no, non ti darò conto delle mie frequentazioni nell’arco di un anno, è davvero fastidioso.

Vacanze in Calabria, capitolo terzo:  il cibo.

Dopo il mito del clima mediterraneo, sfatiamo anche quello delle grandi abbuffate.

La mia cena di Natale è consistita in una cotoletta con contorno di piselli, quella di Capodanno in un piatto di tortellini. Niente bagordi, niente dolci in eccesso, niente carriolate di salumi, niente vasche di pasta.

Solo qualche strappo sull’alcol.

Perciò i nutrizionisti vari ed eventuali convocati dai tg possono farsi gli affaracci loro.

Vacanze in Calabria, capitolo quarto: il mare d’inverno.

La mattina del primo gennaio, dopo una nottata di casini, urla, risate, amici ubriachi, svegliarsi e trovare questo. La calma assoluta.










PS ringrazio blogger che mi fa casini pazzeschi con il font (al momento me ne risultano due diversi nel post, nonostante tutti i miei sforzi).