17 settembre 2011

Se la vita è un'asta sempre aperta, anche i pensieri saranno in offerta


Io e i mercatini di antiquariato: una storia senza fine.

Sono uno di quei posti in cui mi piace andare da sola e prendermi il mio tempo: pesco tra le cartoline d’epoca, provo occhiali ridicoli, scorro i titoli di libri e fumetti di seconda mano, mi incanto davanti ai giradischi sbertucciati, agli orologi da taschino e alle farfalle sotto vetro.

Poi, mentre sto lì a rovistare, con le mani coperte di polvere, mi spunta accanto qualche coppia di esperti, del tipo:

“Questo pugnale è africano, vero?”
 “No no, è sicuramente artigianato del Laos!”

Io onestamente non ci capisco nulla, per me è tutto meraviglioso. 

Stilettate inflitte quest’oggi al portafogli, due: una per uno stupendo zainetto in cuoio e l’altra per un enorme maglione irlandese, di lana intrecciata, prontamente portato in lavanderia per ordine di mia madre.

“Hai comprato un maglione di seconda mano?! Mio dio, chissà chi se lo è messo!”

La mia immaginazione mi fa pensare a un donnone irlandese con due boccali per mano. Non male.

Ci sono tutti i presupposti perché in futuro diventi una di quelle nonnette strambe con la casa piena di cianfrusaglie.
Teniamo in considerazione il fatto che ho, all’attivo e in piena espansione, una collezione di scatole, di cartoline, di decori per l’albero di Natale e di nani da giardino.
Questo facilita anche molto le cose a chi deve farmi un regalo.

Ora che ci penso non conosco nessuno che faccia delle collezioni, è mai possibile? Forse non me lo dicono …

Qualcuno di voi fa una collezione per caso? 

P.S. Ma quanto sarebbe figo sedurre qualcuno dicendo “vieni da me, ti mostro la mia collezione di nani da giardino”?



11 settembre 2011

La veglia


Bene, si verifica questa situazione in cui ho sonno, davvero tanto sonno, ma la mia coscienza mi proibisce di andare a letto.

Non la usavano da qualche parte questa tortura? In Unione Sovietica contro i dissidenti, nella Germania nazista? 

No no, era in un libro sugli indiani, il condannato veniva punto con uno spillone ogni volta che prendeva sonno.

Ora dico, una si fa un sabato sera discreto: partecipa ad una bellissima serata di Emergency, ascolta gli Elio e le storie tese, riesce anche a beccare l’autobus per tornare a casa.
È contenta e soddisfatta, sta per andarsene a letto, quando l’amica che ospita quella sera le dice che il suo tipo passa per farle un saluto. 

“Non è un problema se scendo un attimo, vero? Non suono sennò sveglio le altre, ti faccio uno squillo per aprirmi, ok?”

Ok.

Perché cazzo non le ho dato le chiavi?!

Un saluto veloce …

Metto il pigiama, raccatto vestiti in giro e li infilo nell’armadio, lavo i denti, mi strucco, passo anche il tonico astringente va.
Annaffio le piante perché me ne ero dimenticata prima di uscire.
Constato come i due soliti sacchi della spazzatura troneggino ancora all’ingresso.

Se mi mettessi a leggere? No, crollerei in un nanosecondo.
Ok, faccio un giro su internet, sai mai c’è qualche amico nottambulo in linea! Macchè.  

Perfetto, scriverò stronzate sul blog finché quella dannata donna si deciderà a tornare. Nel frattempo ho anche una fame nera, arriva sempre quando sono sveglia a quest’ora. Cosa c’è di immediatamente commestibile da queste parti? 

Gelato? Troppo pesante. Crackers? Tristi (ma esiste un alimento più triste dei crackers?). Pane e philadelphia? 

Pane e Philadelphia fu.

Grazie al cielo abbiamo scovato qua vicino una panetteria che fa del pane vero, salato, che non si pietrifica nell’arco di un pomeriggio: da non credersi!

Se le mando un messaggio in cui confesso che sto cascando dal sonno fa troppo sessantenne?
Bah, temporeggiamo.

Stasera ho conosciuto una simpatica signora, volontaria nel gruppo Emergency di Firenze, e mi sono convinta ad unirmi anch’io; in realtà la cosa mi girava per la testa già da un po’, ma ora ne sono sicura.

Certo che non si capiva per niente che fosse un raduno di Emergency, ci eravamo messi tutti la stessa maglietta: scontatezza assassina. Il tizio vicino a me era carino, ma non mi andava di attaccar bottone. 
Sto diventando pigra, ci sono due sacchi di spazzatura all’ingresso a dimostrarlo.

Domani mattina colazione da Querci, qualora si rivelasse vera la teoria per la quale dovrebbe essere aperto la domenica. L’ultima domenica mattina che son passata di là era chiuso, però erano anche le 5.30 effettivamente…

Il mio vicino, quello del balcone a fianco, è sveglio. Breve riassunto di ciò che so del mio vicino: spesso guarda film fino a tardi oppure gioca ai videogiochi esultando, suona la chitarra, ogni tanto si incazza e urla, non bussa per farmi abbassare quando ascolto i Kings of Leon, ha dei bellissimi gerani. 

Ho mandato il messaggio scazzato. Mi vedo bene nei panni di una sessantenne. 

Ma non potrebbe dormire da lui poi? Mica mi offendo, almeno fanno con calma. 

Basta, mi sono rotta i coglioni, spero per lei che il suo famoso squillo riesca a svegliarmi.

2 settembre 2011

Please, please, please let me get what i want


Caffè, filosofia, caffè, filosofia …

Sempre più caffè, sempre meno filosofia.

Basta filosofi del cazzo! Voglio tornare a sentirmi onnipotente col codice in mano!

Caro Gesù Bambino, se usi i tuoi superpoteri per farmi passare questo esame, prometto di:

non usare più “cazzo” a cazzo nelle frasi, mangiare più verdura, fare movimento, smettere di fotografarmi i piedi, stare alla larga dai ragazzi autistici, non comprare cose sciocche e di scarsa utilità, non fare il ballo del piede alle mie coinquiline mentre stanno studiando, non prendere per il culo i tuoi fan, depilarmi regolarmente, non rubare sempre tutti gli accendini di Prok, fare lo straccio in bagno una volta a settimana.

Sennò niente oh, amici come prima.




12 agosto 2011

Don't eat the yellow snow


Fu stando in fila al bagno dell’autogrill che io e Roberta ci rendemmo conto di quanto l’urina influenzi le nostre esistenze.

“E’ un argomento che merita di essere approfondito”.

Quanti momenti di vita, scanditi da fitte al basso ventre!

Partiamo da qui, dall’autogrill: un gran bel luogo di ricordi. 

La gita delle medie, il tono imperioso della professoressa quando intima di fare in fretta, che l’autobus sta per partire: l’imperituro trauma dell’essere l’ultima in fila, la paura di aprire la porta dopo aver finito e scoprire di essere stata abbandonata al chilometro cinquanta,  tra benzinai annoiati e panini con caprese.

Oppure quel giorno, qualche anno dopo, che la malandata serratura della toilette si incastrò e tu, bloccata in quel metro quadro maleodorante, non riuscivi a deciderti se chiedere aiuto e fare anche un po’ la figura dell’imbranata. 
Così, nel frattempo, ti tappavi il naso e leggevi le scritte sui muri: maniaci illusi che qualcuno sia interessato ai loro mirabolanti attributi, innamorate in vena di confessioni e viaggiatori entusiasti di comunicare agli avventori il proprio passaggio.

Cambio di scena.

Luci soffuse, molti specchi, decorazioni kitsch e il solito cattivo odore. Una fila di ragazze con vesti succinte e l’eye-liner un po’ sbavato aspettano impazienti di entrare nel solito metro quadro, mentre la musica del locale si sente ovattata da dietro al porta, aumentando di colpo quando entra qualcuno. 
La fila è lunghissima perché i cocktail non costano molto, ma soprattutto perché le ragazze sono straordinariamente lente nel pisciare: quando mi vedono entrare e uscire dal bagno in meno di tre minuti credono di aver davanti Beep Beep.

Che cosa accada dietro quella porta, perché arrivino a metterci dieci minuti, nonostante l’evidente facilità con cui quei vestiti possono essere sollevati, resterà per sempre un mistero.

Certo si potrebbe parlare di decine di situazioni diverse, dal momento che il richiamo di Madre Natura si fa sentire nei posti più disparati.

C’è la pipì obbligatoria prima della partenza, quando seduti sulla tazza ci si ripete in mente la lista delle cose da non scordare.

La pipì nei vicoli, con il brivido di essere scoperti, troppo urgente per attendere il rientro a casa o l’arrivo in un altro locale e di solito praticata da ebbri.

E poi la mia preferita, la pipì nei boschi: ricordo un picnic in montagna con i miei e una signora abbigliata in modo poco consono, con gonna e tacchi, che ci chiese dove si trovasse la toilette.
“Tutta intorno a lei, signora” rispose mio padre, indicando gli alberi che ci circondavano.

NOTA DI PRODUZIONE

Dovete sapere che fino ad una settimana fa era mia intenzione parlare su questo blog del mio viaggio a Berlino, poi però è arrivata questa idea della pipì e l’ispirazione per un diario di viaggio è svanita. 

Ora, però, mi sembra di far torto a quella bellissima città non scrivendone niente…

Perciò dirò che ha dei deliziosi bagni automatici: sono spaziosi, puliti, non eccessivamente costosi, ti danno tutto il tempo che ti serve e c’è anche della musica classica in sottofondo. 

Superiorità tecnologica tedesca.


1 luglio 2011

Ladri di carrelli


“Senta, noi staremmo traslocando in piazza Tanucci, allora ci chiedevamo… Non è che potremmo prendere un carrello per portare la roba?”
“Ma guardi, signorina, io non posso autorizzarla a fare questa cosa! Cioè, i carrelli sono per fare la spesa, non per portare roba in giro!”
“Ah, capisco”
“Certo, se lei lo prendesse senza che io la veda …”

Tre losche figure si allontanano con aria circospetta dall’Esselunga, spingendo un carrello vuoto.

Circa un’ora e mezza dopo tutta la mia roba è ammassata nella nuova camera e io sto seduta a terra, in mezzo agli scatoloni e alla polvere, a scrivere questo post.

Ho bisogno di riposare e di trovare un ordine mentale prima di mettere tutto al proprio posto (oltre che di pulire pavimento e cassetti).

Aprendo la parte inferiore della’armadio ho trovato una cosa che a prima vista sembrava uno strumento per fachiri e che invece, a quanto pare, è una brandina: mi dispiace aver scoraggiato così presto i futuri ospiti, ma non si preoccupino, sono sicura che la “cosa” è abbastanza comoda.

Da un adesivo sul frigorifero ho scoperto che la casa era abitata in precedenza dal nemico, studenti del collettivo avverso al mio in università: in effetti doveva essere brutta gente, a quanto pare tutti i condomini se ne lamentavano!

A proposito dei simpatici condomini, abbiamo ricevuto stamattina già la prima strigliata da un’anziana signora che si lagnava dei rumori del trasloco: che gente accogliente! Io in assemblea di condominio non ci metto piede, sia chiaro.
Unica speranza è che la ultracentenaria che a quanto pare abita sotto di noi tiri le cuoia entro quest’anno e che sia sostituita da baldi giovani (non si può fare la preghierina della buona notte per questa cosa, vero?).

Ultima nota, ho trovato attaccato alla mia porta il poster di un film, “Femminile singolare”: qualcuno lo ha mai visto? Dite che vale la pena tenerlo?

Allego foto orribile in cui sembro pingue come un tricheco, in posizione “aiuto, sono appena sbarcata a Lampedusa”.



29 giugno 2011

La casa brucia e la nonna si pettina


Ok, mentre razziavo scatoloni al supermercato ero ancora calma e lucida, ma ora riempirli mi manda nel panico!




Cambio casa, mi costruisco un nuovo ecosistema con parecchi metri quadri in più: forse finalmente riuscirò a vivere in uno spazio che sia meno simile ad una tana scavata in mezzo alle cianfrusaglie.
Siamo all’epilogo di mesi e mesi di agonizzante ricerca, conclusasi con un miracoloso cinque vani da condividere con tre amiche: sesto piano, affitto accettabile, stesso quartiere, equidistante tra centro e università e in una bella piazzetta con dei castagni nel mezzo. 

Favorita dalla sorte, avrò una camera molto grande in cui ammassare tutta la mia robaccia, in attesa di avere il tempo per sistemarla. 
Ora mi rendo conto che la mia robaccia è davvero tanta! 

“Piccola donna, enorme valigia”.

Bene, ora vedrò di vincere il panico e mettermi a lavoro.
Voi con che musica accompagnereste un trasloco?